Quando mi rivolse il suo sguardo pietoso  e pieno di sofferenza, decisi di fermarmi ad osservarla. Rimaneva immobile davanti a me e mi fissava con occhi tristi. Le porsi la mano e lei la afferrò. Era una ragazzina di colore apparentemente più grande di me. Senza rifletterci la portai a casa. Stava in silenzio e aveva le mani nascoste nelle tasche. ‘’Piacere Francesca’’ le dissi mentre camminavamo, ma non ci fu risposta. Quando arrivammo a casa , i miei genitori non erano ancora tornati da lavoro,  mi tolsi il cappotto e mi sedetti accanto al camino. Feci cenno alla ragazzina d raggiungermi. Era inverno e fuori  si gelava. Alzò gli occhi da terra e mi guardò; ‘’sono Katie’’disse. Non avevo ancora ascoltato la sua voce fino a quell’ istante , mi apparve una voce delicata e fragile, di chi ha sofferto molto, di chi ha perso tutto e ha paura di ricominciare.

‘’Cosa ci facevi lì da sola? E  i tuoi genitori dove sono?’’, le chiesi. ‘’Non lo so’’ fu l’unica cosa che disse. ‘’Cosa non sai? Insistetti. ‘’Non so dove siano i miei genitori’’ rispose. Mentre il fuoco ci riscaldava. Più tardi arrivarono mamma e papà. Entrarono dalla porta principale e videro Katie. Non dissero nulla ma sorrisero, ‘’forza su, andate a lavare le mani, è ora di cena!’’ disse mia madre. Noi obbedimmo. A tavola c’era un buon odore di arrosto. Katie terminò la sua porzione senza lasciare neanche una briciola nel piatto.’’Dovevi avere davvero tanta fame per aver mangiato così in fretta, vero Katie?’’, le domandò la mamma, e lei arrossì annuendo. Non capiva molto bene l’italiano, però alcune frasi sapeva dirle perfettamente. Dopo cena Katie si fece la doccia velocemente in meno di tre minuti. Diceva che non voleva consumare troppa acqua e non voleva essere un disturbo. La mamma le sistemò le lenzuola sul divano, in soggiorno e prima di andare a dormire mi ringraziò. Io le sorrisi e poi mi diressi in camera. La notte era fredda  e nonostante fossi completamente avvolta tra le coperte, non riuscivo proprio a prendere sonno. Mi alzai dal letto. Andai a controllare se Katie fosse ancora sul divano. La sentii piangere mentre mi avvicinavo a lei. ‘’Perché piangi?’’ le chiesi. ‘’Mi mancano’’ disse. ‘’chi’’le chiesi. ‘’I miei genitori’’ mi rispose. Poggiai la mia mano sulla sua schiena cercando di alleviare il suo dolore. La mattina dopo Katie fu la prima a svegliarsi. Aveva ripiegato le lenzuola e dato una sistemata al divano.  La mamma le sorrise compiaciuta. Uscimmo a fare una passeggiata, le temperature erano basse ma lei non sembrava affatto  preoccupata. Mi parlò del perché fosse emigrata in Italia , del  viaggio affrontato, dei suoi genitori da  cui era stata separata, delle sue condizioni ora che era così sola, della paura di non poter più trovare la felicità. Mi parlava della sua complessa vita con disinvoltura, ed io ammiravo la sua forza, secondo dopo secondo. Quando tornammo a casa papà ci venne incontro e ci strinse al suo petto. Vidi la punta delle labbra di Katie allungarsi, accennando un piccolo sorriso.

Tredici giorni dopo fu l’ultima volta che la vidi. Era sera e i miei erano a lavoro. ‘’Hai intenzione di sostituire alla tua famiglia la mia Katie’’?, le urlai contro. So che non era vero ma avevo bisogno di farglielo pensare. Le rinfacciai che i miei genitori stavano provando più affetto per lei che per me e anche se fosse una cosa completamente falsa, sapevo che il mio rapporto con loro era cambiato. Lei teneva lo sguardo basso e non diceva nulla ed io approfittavo del suo silenzio per umiliarla. Fu un grosso sbaglio farlo. Piangeva nonostante non vedessi i suoi occhi, ma la sentivo. ‘’Mi dispiace’’ disse , poi corse via da me e dalle mie parole. Fu solo quando la vidi correre che mi pentii della mia cattiveria e della mia superbia. Uscii scendendo le scale a cercarla. Pioveva. Non la vedevo più. Era sparita nel cuore della sera , sotto la pioggia, come se nulla fosse. Oggi, conservo ancora il suo dolce ricordo e rimpiango ogni offesa fatta.

Filomeno Francesca 2^B

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