Nel 1990 la famiglia Bordoni si trasferì in Lucania in una casa che per decenni era rimasta disabitata. Furono necessari diversi lavori di ristrutturazione, ma non riuscirono a cancellare da quella casa un’aria sinistra e lugubre. Era molto grande.

Per entrare si dovevano salire tre o quattro gradini, davanti ai quali si trovava un portone di legno scuro. Una volta dentro, si potevano notare alcuni quadri appesi alle pareti: volti sorridenti di bambini, paesaggi e alcune foto che ritraevano particolari della casa in pre-ristrutturazione. La casa era a due piani, con due rampe di scale e molti corridoi; ci si poteva perdere. Alcune porte cigolavano e alcuni gradini scricchiolavano.

Erano presenti due bagni, due camere da letto, un salotto, una cucina e una soffitta.

La soffitta era sicuramente il luogo più disastrato della casa. Aveva infatti ragnatele qua e là e assi di legno rovinate come pavimento.

La carta da parati in alcuni punti era staccata. Sotto di essa si trovavano delle scritte in una lingua strana, che quasi nessuno conosceva. Tranne la famiglia Bordoni. Le parole che sembravano essere state scritte con del sangue, formavano una filastrocca:

‘’Trenta giorni rimarrai,

poi te ne andrai;

se così non farai,

a pezzi ti ritroverai.

Nessuno più ti cercherà

E la tua vita finirà’’.

Dopo un mese dal loro trasferimento la loro figlia più piccola, Lucy, sparì misteriosamente. L’ultimo a vederla fu il fratello maggiore che disse di averla vista giocare con una strana bambola.

La bambola era piccolina, con i capelli di lana nera e due bottoni come occhi. La bocca era un filo di lana rossa che formava un sorrisino.

Indossava un vestito rosa con il colletto bianco e delle scarpette da ballo rosse con il fiocco viola.

Aveva anche il braccialetto con su scritto il nome della bambola stessa, in quella lingua strana: ‘‘Sheenaah’’ cioè ‘‘piccolo demone’’.

La bambola era infatti posseduta, ma questo nessuno lo sapeva.

Un giorno Lucy voleva fare una sorpresa ai suoi genitori. Decise così di portare loro la colazione a letto.

Essendo ancora piccola, però, non riusciva bene ad orientarsi e si perse.

Salì e scese più volte le scale, finché non si ritrovò davanti alla porta della soffitta.

Sentì una risatina.

Cercò di aprire la porta, ma era chiusa a chiave e dopo svariati tentativi riuscì ad entrare in quella stanza. Salutò, credendo fosse la camera dei suoi. Non lo era.

Armata di coraggio, seguì la risata.

Inciampò in qualcosa. Era la bambola. La raccolse, notò che faceva il segno di vittoria con una mano. Iniziò a giocarci, lentamente si stancò e si addormentò.

Il viso della bambola si incupì. Iniziò a muoversi, a camminare sul corpo della bambina, che era ignara del destina che la attendeva.

Sheenaah portò le sue mani al collo della piccola. Strinse. Forte. Troppo. La strozzò.

Le strappò gli occhi.

Le tirò i capelli.

Col sangue scrisse un appunto sul muro.

Iniziò a recitare:

‘’Trenta giorni rimarrai,

poi te ne andrai;

se così non farai,

a pezzi ti ritroverai.

Nessuno più ti cercherà

E la tua vita finirà’’.

Dopo aver portato via in cadavere, tornò immobile, ma era diversa.

Ora segnava il numero tre con la mano e aveva gli occhi e i capelli chiari.

Carolina Cardea 3^D

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