Non chiamiamola “Festa della donna” quella dell’8 marzo perché non la si può considerare una festa una giornata che se da un lato rievoca le faticose conquiste delle donne, dall’altra ricorda le innumerevoli forme di discriminazione che subiscono ancora oggi donne e bambine.

Sono ancora troppe infatti le violenze che subisce il genere femminile di tutte le età. Violenze fisiche, psicologiche e sessuali che umiliano donne e bambine nel corpo e nella mente.

“Umiliare”, un termine che descrive chiaramente i comportamenti di chi avvilisce qualcun altro, facendogli provare disagio, vergogna, senso di inferiorità.

Ed è proprio così che ogni giorno molte donne e ragazze si sentono: colme di vergogna. Addirittura provano vergogna ad essere DONNE, questo perché si sono rassegnate ad ogni tipo di brutalità e sono convinte di essere loro il problema.

Tutte le violenze sono sempre state subite in silenzio e si sono accumulate sulle donne e nei secoli producendo gli effetti che conosciamo.

La donna, inoltre, è stata sempre sottovalutata negli ambiti lavorativi e scolastici, malgrado oggi le donne laureate, nei paesi occidentali, siano in maggioranza rispetto agli uomini.

Ma non è così dappertutto.

Ancora troppe sono quelle aree più arretrate del mondo dove gli ostacoli alla scolarizzazione femminile nascono da discriminazioni e pregiudizi assai radicati: privare le bambine e le ragazze di un buon livello di istruzione non è soltanto la negazione di un diritto umano, ma apporta gravi conseguenze sul futuro di una società. Una prova certa è data dai dati statistici: i Paesi che escludono le bambine e le ragazze dall’istruzione fanno una grande fatica a liberarsi dalla povertà estrema.

Cosa possiamo fare? Stare solo a guardare? No! Nella mia scuola ci siamo attivati tutti. Alunni e docenti dei plessi delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, già da tre anni, adottiamo due bambine a distanza aderendo alla campagna Because I am a girl.  E’ un’ iniziativa di Plan International nata nel 2012 a cui aderisce anche il premio Nobel per la pace, Malala Yousafzai.

Tante sono le iniziative, per fortuna, che sostengono le bambine per sconfiggere la discriminazione, i matrimoni precoci, le malattie e ogni forma di soprusi  delle ragazze,  anche attraverso l’istruzione.

E noi condividiamo il pensiero di Malala “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”, con l’augurio che un bel giorno la Giornata Internazionale della donna sia un lontano ricordo.

 

Dello Iacovo Miriana 2^D

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