Una delle maggiori sfide per i musei e per le mostre di arte contemporanea, al giorno d’oggi è quella di attirare quella parte di pubblico costituita dagli adolescenti e da persone digiune di quest’approccio culturale.
Un tipo di pubblico con caratteristiche proprie, che ha bisogno di attenzioni particolari, giuste metodologie, azioni didattiche mirate, passaggi guidati, tali da capire e che allo stesso tempo siano flessibili e rigorose.
Come fare, dunque, per coinvolgere gli adolescenti in una visita a una mostra d’Arte Contemporanea? Fare un incontro in loco con l’Autore.
Nel contesto della “Mostra” senza mezzi termini, sensibilizzando e coinvolgendoci in un “dopo scuola…un dopo compiti…” alle 19,00, come alternativa al social network o a qualche videogioco della playstation. Un paio d’ore, così, tra un gelato e una passeggiata tra i vicoli della città e Palazzo De Felice!…
Mostra in questione è ATTO di Giuseppe Formuso, già professore del locale Liceo Artistico “V. Calò” di Grottaglie, siamo noi i ragazzi delle classi terze E ed F dell’Istituto Comprensivo “Pignatelli” e che fra qualche mese faremo il primo “grande passo” importante della nostra vita futura: l’Esame di Stato, per conseguire il diploma della licenza media, per poi volare verso i nostri sogni!…
La nostra ricerca e il nostro studio per il percorso d’esame, ci fa approdare qui a curiosare nelle esperienze di artisti che dal vivo hanno vissuto le nuove esperienze di arte come quella Informale. Arte, che affonda le sue radici lontano, coinvolgendo tutte le varie forme espressive e le sensibilità del ‘900.
Il dialogo-intervista che ne scaturirà tra noi ragazzi e l’artista Giuseppe Formuso, mediata e accompagnata dalla nostra professoressa di Arte, sarà la risposta alla domanda iniziale e ai dubbi di ognuno di noi.
Secondo lei perché il pubblico degli adolescenti è tra quelli meno facili da coinvolgere in una visita ad una mostra di Arte Contemporanea?
Non credo che sia più difficile coinvolgere gli adolescenti. O meglio: penso che ci siano analoghe difficoltà anche per gli altri target, ciascuno ha caratteristiche proprie che vanno valutate, con grande attenzione, nella progettazione dei percorsi sull’arte.
Percorsi, che devono essere rigorosi e flessibili, modulati allo stesso tempo e calati nei contesti storici e sociali. Rigorosi sul dato scientifico e flessibili per essere adattati al contesto in cui vado a operare. Questa metodologia è valida sempre per tutti, dai 3 ai 90 anni.
Se confronto le esperienze che ho fatto con gruppi di adulti, adolescenti o bambini, noto alcuni tratti in comune e reazioni sostanzialmente simili. Sono convinto che la noia o l’inadeguatezza siano sempre in agguato, solo che esistono maniere differenti di dimostrare e di esprimersi.
Magari un bambino reagisce sbadigliando, un adulto annuendo meccanicamente, cercando di seguire e un adolescente infilandosi auricolari nelle orecchie ed estraniandosi totalmente. Quello sugli adolescenti e l’arte resta, comunque, un argomento molto complesso e delicato. Quando parlo con loro, punto principalmente sulla relazione, sulla scelta degli argomenti e su associazioni apparentemente folli.
Quali sono gli errori più evidenti commessi da chi cerca di portare l’arte tra gli adolescenti?
Per me occorre lavorare su due aspetti: uno di approccio e uno di contenuti.
Uno degli errori che ho visto più spesso commettere, che ha riguardato anche me finché non vi ho dato la giusta considerazione, è la mancanza di ’coerenza’ comunicativa. Spesso ci rivolgiamo agli adolescenti con un doppio registro: pretendiamo che abbiano reazioni da adulti, ma li trattiamo come bambini. Quest’atteggiamento crea confusione e predispone a un’esperienza poco efficace e sostanzialmente insoddisfacente.
L’altro errore è sulla scelta dei contenuti. Trovo poco accattivante per tutti i target, ma in particolar modo per quello degli adolescenti, analizzare le opere solo dal punto di vista iconografiche e formali. Considero l’opera d’arte come una pagina multimediale con infiniti link su cui cliccare, non soffermarsi solo sul soggetto. Si può avere così con gli adolescenti un incipit intrigante, questo aiuta molto nel feeling. Chiedere perché la scuola del colore si sia sviluppata proprio a Venezia, perché al romanico sia subentrato il gotico, sconfinare in campi come storia, geografia, tecnologia, costume ci aiuta a definire meglio quello artistico.
Per coinvolgere gli adolescenti ritiene che siano migliori le visite con la scuola, oppure visite meno “affollate” e più mirate?
Credo che le visite guidate di gruppo abbiano grande validità formativa. Il confronto dialettico e l’apporto personale di ciascuno servono a cogliere la complessità dei messaggi contenuti in un’opera. Di contro, lavorare con grandi numeri è complesso; e allora come “neutralizzare” ruoli cristallizzati in un gruppo classe? Perché sia un’esperienza vissuta appieno, occorre avere spazi e strumenti didattici adeguati al numero di ragazzi che si ospita. Così se solo 8 ragazzi su 30 sono coinvolti, occorre interrogarsi: quanto è dovuto al disinteresse dei ragazzi, e quanto all’inadeguata gestione dell’offerta? Vanno comunque ben coltivati entrambi.
La sua Arte Informale come nasce? Ci può descrivere i suoi metodi e quali effetti ha ottenuto?
Non esiste una formula magica nei miei quadri, ma una continua ricerca che parte dal passato con l’uomo nel suo continuo divenire e si rimodula continuamente in ogni mia opera.
Il mio metodo prevede alcune strategie che ho ottimizzato col tempo, creando spessore e sottraendo allo stesso tempo; altre poi nascono dallo sperimentare, partendo dalla “scultura” disciplina che io ho insegnato e analizzo attraverso una ricca meditazione con me stesso. Ciò che mi circonda e che è stato, m’interessa e mi porta a riflettere. Lo ruoto, lo ribalto…ne ricavo l’ombra e lo disintegro, lo rimodulo nei suoi elementi fondanti… la geometria. Gli effetti che generalmente ottengo sono sorprendenti! Perché a me piacciono tanto i colori. Essi sono la vita, la luce e il divenire…!
E’ bello stare insieme e arricchirci ma purtroppo il tempo vola! L’incontro volge al termine e ognuno di noi è già teso alla restituzione verbale di quanto percepito e vissuto per ricostruire gli strumenti per orientarsi nel mondo che ci circonda e per connettersi più consapevolmente agli altri in un futuro prossimo fatto di maggiore consapevolezza. Finanche Kendra, la cucciola di labrador di Mattia è rimasta accucciata ad ascoltare il fluire delle parole del Maestro e alla fine, ha scodinzolato, ha leccato e strofinato il suo dolce muso sulle mani della prof De Vita e abbaiando è corsa per le scale con tutti noi che le correvamo dietro.
Grazie, prof per questa bellissima esperienza!
Francesca Leone, Francesca Vincenti, Martina Novelli, Mattia Greco, Flavia Mineo, Melissa Manisi, Riccardo Rossi, Ciro Occhibianco, Giada Maci, Antonio Barletta, Francesco Rossini, classe III F; Dalila Celino, Simona Luccarelli, Andrea Trani, classe III E

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